La storia fuori dal comune di chi troppo spesso passa inosservato
Intervista ad una studentessa itinerante del Luna Park di Arezzo
Vive in una roulotte tra Arezzo, Mantova, Perugia e Siena. Cambia quattro scuole all’anno ricominciando ogni volta con nuovi compagni, nuovi professori e programmi diversi. E, come una giostra, torna sempre al punto di partenza. Questa è la vita di una ragazza tredicenne figlia di giostrai, una cosiddetta studentessa itinerante.
Ad Arezzo la troviamo da novembre a febbraio, una delle tappe del Luna Park dove lavora la sua famiglia, una tradizione che si tramanda da circa un secolo, fin dal suo bisnonno. Un mondo magico e scintillante per noi che guardiamo da fuori, ma che comporta sacrifici e difficoltà.
Essere una studentessa itinerante significa dover dimostrare il doppio degli altri e stare sempre in bilico tra nuove situazioni come un’equilibrista, cercando di non cadere mai. Cambiare città vuol dire ricominciare da zero: presentarsi di nuovo ogni volta, adattarsi a metodi diversi, avere solo libri in prestito o fotocopiati, integrarsi in classi già formate.
“Molti ci ignorano e non fanno neppure caso a noi, pensano che la nostra vita sia solo divertimento, o ci guardano con diffidenza. Spesso mi chiamano ‘zingara’ o ‘ladra’, senza che nessuno si interessi alla mia storia. E se poi inizio ad affezionarmi a qualcuno arriva già il momento di ripartire. Allora mi resta solo il cellulare per rimanere in contatto con chi ho lasciato.
A volte mi piacerebbe vivere una vita normale, ma devo dire che questi continui cambiamenti mi hanno dato modo di crescere molto prima dei miei coetanei e di apprezzare ogni esperienza che vivo al momento. Qui ad Arezzo più che altrove mi sono sentita a casa”.
Ma quest’anno la campanella della scuola Margaritone per lei suona per l’ultima volta. A giugno poi lascerà definitivamente anche i banchi di scuola, perché per gli studenti itineranti le superiori, il Liceo Turistico nel suo caso, si frequentano solo online, a distanza. Una distanza che peserà molto soprattutto per le sue relazioni sociali. E per il futuro? Ancora non sa se mettere radici o proseguire la tradizione di famiglia. Sicuramente le piacerebbe un lavoro dove mettere a frutto le sue capacità di adattamento e la sua facilità a interagire con tutti.
E se oggi ha deciso di raccontare la sua storia è per invitarci ad abbattere i pregiudizi che ancora circondano il suo mondo e guardare oltre alle differenze riconoscendo in lei, esattamente come in tutti i suoi coetanei, una ragazza con tanti sogni da realizzare e con la speranza di trovare il suo posto nel mondo.

la Redazione