Nella nostra scuola è tradizione che il giorno di San Valentino si consegnino dei bigliettini anonimi, o non, scritti da tutti gli alunni della scuola. Alcuni alunni delle terze infatti preparano una scatola decorata con cuori e altri dettagli che poi viene posta nei corridoi per raccogliere questi messaggi, che possono essere dichiarazioni di amore o semplicemente biglietti scherzosi per amici. Quest’anno l’iniziativa è stata presa dalla terza C che ha preparato la scatola e che venerdì 13 febbraio consegnerà i bigliettini a tutta la scuola.
Per noi questa idea è davvero bella perché almeno tutti possono esprimere il loro amore (cosa che magari non avrebbero fatto di persona) in modo anonimo. Se invece il biglietto è destinato ad un amico possono farci una risata.
LA FESTA DI SAN VALENTINO
Una scatola di cioccolatini e una rosa rossa: pensiamo tutti a San Valentino, la festa degli innamorati. Ma quando è nata questa festa? E perché porta il nome di un santo?
La prima forma di “festa degli innamorati” risale all’antica Roma, con il rito pagano del culto al dio Lupercus. Durante un giorno specifico, una volta all’anno, i nomi delle persone che adoravano questa divinità venivano messi in un’urna, mescolati e pescati a caso; le coppie che venivano sorteggiate dovevano passare un anno come fidanzati. L’ anno successivo, poi, si sarebbe ripetuto il rito. Qualche secolo dopo la Chiesa, volendo abolire questo rito considerato pagano, sostituì il dio Lupercus al vescovo Valentino, morto martire intorno al III secolo a.C. Ma perché è stato scelto proprio questo vescovo? A quel tempo giravano molte leggende sul vescovo Valentino, e la più raccontata riguardava proprio due innamorati: si narra che, sentendo litigare una coppia, Valentino sia andato da loro con in mano una rosa rossa, e i due litiganti si riappacificarono subito. Dato che Valentino è stato ucciso il 14 febbraio, fu utilizzata questa data per la ricorrenza e questo giorno è diventato un’icona dell’amore.
Sofia Grotti, Benedetta Rossi

